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28 marzo 2010

Anm e Ordine dei giornalisti, Dio li fa e poi l’accoppia

Ieri sono rimasto stupefatto da un intervento sensato letto su Libero e riferito a una cosiddetta toga rossa, Edmondo Bruti Liberati, il quale non solo critica il programma Annozero di Michele Santoro, ma invita i giudici ad astenersi dal prendere parte a trasmissioni politiche, fosse pure a condizione di restarsene in silenzio.Temevo, leggendo, di avere disturbi alla vista, ma le parole non lasciavano dubbi. Possibile che a qualcuno dei magistrati rossi fosse rimasto un barlume di ragione? Dio è grande.

Però Bruti Liberati è una mosca bianca. Dentro la magistratura, l’Anm di Luca Palamara la fa da padrona. Non so quanto questo magistrato, che ha osato scrivere tali cose in una relazione presentata al Csm, pagherà caro il suo gesto.

Anm vive e vegeta con la politica ormai da anni, esattamente da quando il Cavaliere è “sceso in campo”. Ha giurato di avere la testa di Berlusconi e va dritta per la sua strada. Mors tua, vita mea.

L’Ordine dei giornalisti, che ha sospeso Vittorio Feltri, sta conducendo la stessa battaglia di Anm. Se glielo chiedete, dirà che siete pazzi, ma le cose stanno proprio così.

Se Feltri fosse incorso in qualche reato, ci avrebbe pensato Anm a smuovere le acque e a far pervenire, magari il giorno di Pasqua, un bell’avviso di garanzia, con bolli e firme in piena regola.

 Ma il gradito incarico se l’è assunto con tanto di risolino malefico l’Ordine dei giornalisti. 

Verrebbe da domandare a questi bei pensatori se Feltri abbia messo in atto una qualche violazione della libertà di espressione, dall’Ordine sempre puntualmente difesa. Un intervento drastico di questo tipo farebbe pensare di sì. Invece no. Feltri ha semplicemente detto ciò che pensava ed ha ospitato articoli di Renato Farina, radiato dall’Ordine.

 Essere radiato dall’ordine, secondo i nostri garanti della libertà, significa togliere al cittadino la libertà di espressione. Questo è quanto. Inutile girarci intorno. 

Nella sospensione è entrato anche il caso Boffo. Leggete cosa scrive l’Ordine:

 «Il comportamento di Feltri ha violato non solo la dignità e l’onore del collega Boffo», che nel frattempo si era dimesso da Avvenire, «ma ha anche compromesso il rapporto di fiducia tra stampa e lettori». 

Vi domanderete: E tutte le volte che Repubblica, Il Fatto Quotidiano, e compagnia bella hanno offeso “la dignità e l’onore” di Silvio Berlusconi, perché l’Ordine non è intervenuto?

La risposta sta in quella parolina che precede il nome di Boffo: “collega”.

I giornalisti, ossia, possono offendere “la dignità e l’onore” di chiunque, perfino del presidente del Consiglio, ma non di “un collega”.

A cosa vi fa pensare questa distinzione? A qualcosa che manda cattivo odore, vero?

Io la puzza la sento e mi dà il voltastomaco.

Se, come fa Anm, anche l’Ordine è diventato uno strumento di lotta politica, la sua garanzia di imparzialità è venuta meno. Esso non è più affidabile. Perciò, o si rivede il tutto drasticamente, o si abolisce, concordando con quanto si legge qui.

Piccola, ma non inutile, annotazione: non vi pare poco affidabile quanto scrive Michele Serra nel suo articolo di oggi su Repubblica, se, dopo tanti paroloni sulla libertà, del caso Feltri non dice proprio niente?


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22 marzo 2010

La spada di Brenno a Gerusalemme

I Galli avevano ridotto Roma alla fame e si era arrivati ad un negoziato: i barbari avrebbero interrotto l’assedio se adeguatamente compensati in oro. Al momento della pesatura i romani protestarono perché le bilance erano truccate e Brenno, il capo dei Galli, gettò fra i pesi la sua spada gridando: “Vae victis!”, (guai ai vinti!). Intervenne allora Quinto Furio Camillo il quale a sua volta gridò una frase rimasta famosa: “Col ferro, non con l’oro si riscatta Roma!”

L’episodio si presta a discutere il problema palestinese.
In guerra la vittoria dà diritto di vita e di morte sui vinti. Nell’antichità questi potevano considerarsi fortunati se erano venduti come schiavi: l’alternativa poteva infatti essere peggiore. Come spiega con grande buon senso Tucidide, i vincitori spesso si mostravano molto più moderati per impedire che in altre occasioni i difensori preferissero la morte alla sconfitta, rendendo la vittoria molto più difficile. Rimane comunque vero che la moderazione era il risultato non di qualche diritto dei vinti, ma di qualche calcolo dei vincitori. Brenno aveva ragione, dal punto di vista bellico, quando gettava la sua spada fra i pesi della bilancia: affermava infatti il proprio diritto a barare ed eventualmente a prendere non solo l’oro pattuito ma tutto l’oro di Roma.
La situazione conflittuale fra israeliani e palestinesi non è arrivata ad una conclusione pacifica, oltre quarant’anni dopo il 1967, perché si è un po’ smarrito il senso della realtà. Partiamo dunque dalla mentalità antica e allineiamo delle ipotesi.
Gli israeliani vincitori avrebbero potuto uccidere tutti i palestinesi e appropriarsi l’intera Palestina. L’ipotesi è orribile ma è certamente ciò che Hitler avrebbe fatto se ci fosse stata una piccola nazione interamente popolata da ebrei.
Gli israeliani avrebbero potuto annettersi l’intera Palestina, dando agli autoctoni la scelta fra la fuga e il rischio di essere depredati o uccisi. Anche questa ipotesi è orribile, ma è ciò che si è avuto con la successione delle invasioni barbariche.
Gli israeliani avrebbero potuto annettersi l’intera Palestina ed offrire ai palestinesi uno status di iloti. È quello che è sostanzialmente avvenuto col colonialismo. Probabilmente, dal punto di vista economico, i palestinesi avrebbero fatto un affare, ma dal punto di vista politico sarebbe stata una soluzione insostenibile.
In realtà gli israeliani hanno occupato la Cisgiordania esclusivamente per fini di difesa militare. Hanno voluto e vogliono impedire che da quei territori partano nuovi attacchi verso il loro Paese. Per il resto, vorrebbero avere accanto un Paese pacifico – che si chiami Giordania o Palestina – limitato da stringenti regole di neutralità.
Essi hanno ripetutamente offerto ai palestinesi il ritiro delle proprie truppe (del resto già effettuato a Gaza) e il riconoscimento di uno Stato palestinese neutrale. Hanno offerto pace e chiesto pace. I palestinesi, viceversa, richiedono: concessioni territoriali; Gerusalemme come loro capitale; il ritorno dei profughi (volontari, e che fossero volontari lo provano i molti palestinesi rimasti) non nel territorio del nuovo Stato palestinese, ma nella stessa Israele. E forse altro ancora.
Brenno e Camillo sarebbero profondamente stupiti. Chi potrebbe gettare la spada sulla bilancia sono gli israeliani e chi invece fa richieste esose è il vinto. I  palestinesi non hanno un Furio Camillo capace di battere gli israeliani in guerra e tuttavia sono altezzosi come Brenno.
L’assurdità di tutto questo non appare però agli occhi di tutti. Infatti l’amministrazione Obama è ai ferri corti con il governo di Netanyahu perché è stata decisa la costruzione di 1.600 alloggi in uno dei dintorni di Gerusalemme, Ramat Shlomo, che fa parte del territorio annesso dal 1967. I palestinesi sognano debba fare parte della loro capitale e gli americani sostengono il punto di vista del vinto che vuole imporre al vincitore regole riguardo all’uso di una parte del suo territorio. Non solo Brenno deve pesare l’oro con bilance perfette, ma deve anche regalare al vinto quella parte che costui preferisce. Per chi ricorda un po’ di storia c’è di che rimanere stupiti.
Se poi qualcuno pensa che queste lezioni tratte dall’antichità non si adattino alla realtà contemporanea, perché saremmo più civili e più buoni, è bene ricordare che in tutta l’antichità non si è avuto uno sterminio comparabile, per metodicità e numero di vittime, alla Shoah. Francamente, noi moderni non siamo in grado di dare lezioni.


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21 marzo 2010

L’obiettivo

I mezzi sono il fine:
Intendiamo ripristinare le necessità fondamentali e una coscienza globale sull’ambiente tramite la comprensione dei più recenti risultati riguardo chi e cosa veramente siamo, uniti a come la scienza, la natura e la tecnologia (piuttosto che religione, politica e denaro) tengono le chiavi della nostra crescita personale, non solo come individui della razza umana, ma come civiltà, sia strutturalmente sia spiritualmente. La parte centrale di questo riconoscimento sta nell’aver coscienza degli elementi Emergenti e Simbiotici della legge naturale e come allineando queste conoscenze come fondazione delle nostre istituzioni personali e sociali, la vita sulla terra può sbocciare (e così sarà) in un sistema di continua crescita verso il meglio, dove le conseguenze sociali negative, come la stratificazione sociale, la guerra, ingiustizie, elitarismo e attività criminali saranno continuamente ridotte e, idealmente, un giorno non risiederanno più nello spettro dello stesso comportamento umano. Questa possibilità è, ovviamente, molto difficile da considerare per la maggior parte delle persone, in quanto siamo stati condizionati dalla società a pensare che crimine, corruzione e disonestà sono la norma e ci saranno sempre persone che vogliono abusare, ferire e avvantaggiarsi degli altri. La religione è la più grande promotrice di questa propaganda, in quanto la mentalità del “noi o loro” o “buono o cattivo” è alla base di questa falsa assunzione.

La realtà è che viviamo in una società che produce Scarsità. La conseguenza di questa scarsità è che gli esseri umani devono comportarsi in modo da preservare sé stessi, anche se ciò significa imbrogliare e rubare per avere ciò che si vuole. La nostra ricerca ha dato come risultato che la Scarsità è la causa fondamentale dell’aberrante comportamento umano, e porta allo stesso tempo a complesse forme di neurosi. Una comparazione statistica sulla dipendenza da droghe, crimine e sul sistema carcerario, prova che povertà e basse condizioni sociali compromette l’esperienza di vita di chi intrattiene questa condotta.
Gli esseri umani non sono buoni o cattivi... funzionano, cambiando continuamente la composizione delle esperienze di vita che li influenza. La “qualità” di un essere umano (se ciò esiste) è direttamente in realzione all’educazione e sistema di credenze secondo il quale è stato condizionato.

Questa semplice realtà non è stata presa abbastanza in considerazione e oggi le persone pensano ingenuamente che la competizione, l’avidità e la corruzione siano elementi “installati” nella natura umana e, in virtù di ciò, dobbiamo avere prigioni, polizia e così una gerarchia di controllo differenziale perché la società possa trattare queste “tendenze”. Questo è assolutamente illogico e falso.

Alla fine tutto ciò prova che per cambiare le cose per il meglio bisogna cominciare a denunciare le cause prime. Il nostro sistema di “punizione” corrente è anacronistico, disumano e improduttivo. Quando un serial killer è catturato, le persone cominciano ad agitarsi e urlare per la morte di questa persona. E’ folle. Una società veramente sana, che capisce cosa siamo e come i nostri sistemi di valori sono creati, prenderebbe quell’individuo e imparerebbe le ragioni che hanno portato a questi gesti di violenza. Queste informazioni verrebbero mandate poi a un dipartimento di ricerca che potrà studiare come fermare certe situazioni dal ripetersi tramite una migliore educazione.

Bisogna smettere di rattoppare quello che non funziona. E’ tempo di dare inizio a un nuovo approccio sociale aggiornato alle odierne conoscenze. Purtroppo la società di oggi è ancora ampiamente basata su vecchie, superstiziose disposizioni e risoluzioni.

E’ altrettanto importante far notare come non ci siano utopie o secondi fini. Tutte le prove portano al continuo cambiamento su tutti i livelli. Infatti sono le nostre quotidiane azioni che modellano e perpetuano il sistema sociale che abbiamo ora. Eppure, paradossalmente, sono anche le influenze esterne che formano le nostre prospettive e quindi la nostra visione delle cose. Quindi, un vero cambiamento non potrà esserci semplicemente modificando la propria personale comprensione o le proprie decisioni, bensì cambiando le strutture sociali che influenzano queste comprensioni e decisioni.

Le alte gerarchie del potere sono poco toccate da proteste tradizionali e movimenti politici. Dobbiamo muoverci oltre queste ‘ribellioni stabilite’ e lavorare con uno strumento molto più potente.

Smetteremo di supportare il sistema, chiedendo allo stesso tempo conoscenza, pace, unità e compassione. Non possiamo “combattere il sistema”. Odio, rabbia e la mentalità della ‘guerra’ sono mezzi sbagliati per il cambiamento, in quanto perpetuano gli stessi strumenti che i sistemi di potere istituiti e corrotti usano per mantenere il controllo.

La Distorsione e la Paralisi

Quando capiamo che tutti i sistemi sono Emergenti e in uno stato di costante evoluzione, insieme al fatto che siamo tutti Simbioticamente connessi alla natura e all’altro nei modi più semplici eppure profondi, arrivando a realizzare che la nostra integrità personale è completa solo in quanto integrità del resto della società, potremo allora vedere come sono contorte e illogiche le nostre istituzioni sociali e come il loro perpetuarsi sia causa principale dell’instabilità sociale. Per esempio, il Sistema Monetario è stato a lungo pensato come una forza positiva nella società in quanto sostiene di produrre incentivi e progresso. In realtà, il sistema monetario è diventato un veicolo di divisione e controllo totalitario.

Nella forma più completa di “divide et impera” c’è l’assunzione che (1) dobbiamo combattere l’un l’altro per sopravvivere. (2) Gli esseri umani devono avere un “Incentivo” per fare una qualsiasi cosa sensata.

Per quanto riguarda il primo punto (dobbiamo combattere l’un l’altro per sopravvivere), questa caratteristica di ‘competizione’ nel sistema garantisce la corruzione sociale a ogni livello, in quanto alla base c’è una mentalità del “noi contro loro”. Molti sostengono che il “sistema di libero mercato” è buono… ma è corrotto al giorno d’oggi per cattive politiche, favoritismi, bailouts, ecc. Assumono che se a un “puro” libero mercato fosse permesso di prosperare allora andrebbe tutto a posto. Questo è falso, perché quello che stai vedendo ora E’ il libero mercato al lavoro, con tutti i suoi vantaggi differenziati e la sua corruzione. Nessuna legge fermerà l’insider trading, la collusione, il monopolio, l’abuso sulla classe lavoratrice, l’inquinamento, obsolescenza pianificatao simili… questo è quello che produce un sistema basato sulla competizione, senza errori, perché ha come premessa usare gli altri a proprio vantaggio, per ricavare profitto, punto.

Dobbiamo cominciare a porci al di fuori di questi ideali oppressivi e mandare avanti un sistema che è “costruito” per supportare gli esseri umani… non forzarli a lottare per sopravvivere. Per quanto riguarda il secondo punto (Gli esseri umani devono avere un “Incentivo” per fare una qualsiasi cosa sensata.) questa è una prospettiva triste e incredibilmente negativa della natura umana in generale. Assumere che una persona debba essere “strutturalmente motivata” o appunto “forzata” per fare qualsiasi cosa è pura assurdità. Ripensa a quando eri un bambino e non avevi idea di cosa fosse il denaro. Giocavi, eri curioso e facevi molte cose... perché? Perché volevi. Tuttavia, col passare del tempo, la curiosità naturale e la motivazione è tolta dalle persone, sono forzate a conformarsi allo specializzato, compartimentale e quasi predefinito sistema lavorativo per sopravvivere. Questo, d’altra parte, crea spesso una naturale ribellione all’interno delle persone a causa di questa obbligazione, e così siamo arrivati alla divisione tra “divertimento” e “lavoro”. La pigrizia, come la chiamano i sostenitori del sistema monetario (quel sistema che dovrebbe creare incentivi) non riconosce questa differenza. In una vera società, le persone vorrebbero seguire le loro naturali inclinazioni e lavorare per contribuire alla società non perché sono “pagate” per farlo, ma perché hanno una più alta coscienza che riconosce il contributo alla società come aiuto per sé come per tutti gli altri. Questo è il più alto stato di coscienza che vorremmo comunicare. La tua ricompensa per contribuire alla società è la sanità di questa… che, in cambio, supporta la tua qualità di vita.

Ora, mettendo queste cose in prospettiva, è importante capire che il nostro mondo è attualmente comandato, senza dubbio, da un piccolo gruppo di uomini nei piani alti di quelle istituzioni che hanno maggior potere nella nostra società – Economia e Finanza. Il carattere del governo è in pari con l’influenza e il potere delle corporazioni e delle banche. La linfa vitale sono i soldi, nei fatti un’illusione che da poca rilevanza alla società e serve come strumento di manipolazione e divisione sul tipo di organizzazione sociale che garantisce elitarismo, crimine, guerra e stratificazione sociale.

Allo stesso tempo, agli individui è insegnato che essere “corretti” è ciò che fonda il loro valore come esseri umani. Il modo di essere “corretti” è direttamente collegato ai valori prevalenti nella stessa società. Quindi, quelli che accettano e supportano le visioni del sistema sociale sono considerati “normali”, mentre quelli che non concordano sono considerati “anormali” o addirittura “sovversivi”. Che sia il dogma di un’unica tradizione o l’allineamento rispetto a una religione su scala mondiale la base è la stessa: Materialismo Intellettuale.

Mentre comprendiamo che la conoscenza e quindi le nostre istituzioni sono in continua evoluzione, vediamo che ogni sistema di credenze che sostiene di “sapere” alcunché, senza permettere una messa in discussione, rappresenta una prospettiva fallita. La Religione, con la sua fondazione fideistica, è il punto più alto in questa distorsione, in quanto proclama di conoscere definitivamente qualcosa sulle più complesse ed elusive origini del genere umano, e questo semplicemente non è possibile in alcun universo emergente.

Detto questo, è stato realizzato che così come sono pericolose le Strutture di Potere Istituzionalizzate, così sono le persone che sono state condizionate ad accettare senza dubbio le visioni statiche tramandate da questi sistemi… quindi diventando “Autoproclamati Guardiani dello Status Quo”. Questo si applica per tutti i sistemi, soprattutto politico, finanziario e religioso. In quanto le identità delle persone diventano associate alle dottrine di un Paese, Religione o etica di Mercato, diventa spesso molto difficile per una persona cambiare, perché la sua identità si è combinata con quelle ideologie che sono state imposte su di lei. Quindi perpetuano quelle dottrine dello status quo anche solo mantenendo, così come la vedono, la loro integrità personale.
Dobbiamo rompere questo ciclo, in quanto paralizza la nostra crescita non solo come individui, ma come società.

La Verità e la Transizione

Una volta capito che la completezza delle nostre esperienze è direttamente collegata a quella della terra, della vita e di tutti gli altri esseri umani, abbiamo un percorso stabilito. Così una volta capito che è la scienza, la tecnologia e quindi la creatività dell’uomo che crea progresso nelle nostre vite, siamo in grado di riconoscere quali sono le nostre vere priorità per una crescita e un progresso sociale e personale. Tenuti fermi questi punti, possiamo allora vedere la Religione, la Politica e il sistema Lavorativo basato su Denaro/Competizione come modi superati di cooperazione sociale, che devono essere denunciati e soppressi. Il nostro scopo è di creare un sistema sociale che opera senza denaro o politica, permettendo alla superstizione di estinguersi mentre progredisce l’educazione. Non è il diritto di nessuno quello di dire a un altro in cosa deve credere, perché nessuno ha una piena conoscenza di qualcosa. Tuttavia, se prestiamo attenzione ai naturali processi di vita, possiamo capire come allinearci alla natura e quindi il nostro cammino diventa più chiaro.

Per esempio, molte persone sono preoccupate per la crescita demografica nel mondo, mentre commenti veramente inquietanti da parte di figure dispotiche come Henry Kissinger dicono che una “riduzione” è necessaria. Questo reca certamente molte preoccupazioni. Tuttavia, la domanda rimane: la crescita demografica è davvero qualcosa di negativo? La risposta è che da un punto di vista scientifico la terra può sopportare molte più persone, una volta che la tecnologia necessaria è raggiunta. Il 70% del pianeta è acqua e città nel mare (uno dei tanti progetti di Jacque Fresco) sono il prossimo passo. In questo modo, l’educazione sulle operazioni di vita informerà le persone sulle ramificazioni e sui loro interessi riproduttivi, così la crescita demografica diminuirà naturalmente quando le persone capiranno come sono legati al pianeta e alle sue capacità.

In effetti, il solo vero “governo” che può possibilmente esistere è la terra e le sue risorse. Da lì, tutte le possibilità possono essere valutate. Ecco perché è necessaria una unificazione intellettuale di tutti i paesi, perché l’informazione più importante che noi in quanto specie possiamo avere è una stima completa e molto dettagliata di cosa c’è su questo pianeta. Così come esamineresti la terra e le risorse di un acro di terra per vedere cosa potrebbe crescerci, questo è quello che serve accada al pianeta per ottimizzare quello che siamo capaci di fare in quanto specie, considerando le risorse.
Certamente molti lettori si staranno chiedendo: “Come possiamo farlo, considerando il sistema di valori distorto che è ora in funzione? Come possiamo fare questa mossa in avanti o una transizione?” Questa è, infatti, la domanda più difficile. La risposta: dobbiamo cominciare da qualche parte. Ci sono molte cose che possono essere fatte da un singolo o da una comunità che comincerebbe a ritagliare questa visione. Il passo più importante risiede nell’educazione.

Il 15 Marzo 2009, (o “ZDAY” come venne chiamato nel 2008) ci sarà un giorno di mobilitazione mondiale per espandere una presa di coscienza su questa direzione sociologica. La nostra speranza è di avere incontri locali nel maggior numero possibile di città, stati e nazioni. Noi dello zetigeistmovement.com lavoreremo per procurare materiali in ogni lingua possibile, aiutando allo stesso modo ogni sottogruppo. Non chiederemo mai denaro. Siamo qui per aiutare perché comprendiamo una verità fondamentale che è stata dimenticata da molto, troppo tempo:
Più dai – più ricevi

Vi ringraziamo per il vostro aiuto.


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21 marzo 2010

Hamas dichiara nuova intifada a Gerusalemme

Avevo notato fin dagli scontri alla spianata del Tempio (o delle Moschee, secondo la dizione di islamici e filoislamici) di due venerdi fa che l'azione non era né casuale né estemporanea, ma si trattava piuttosto del segnale di una ripresa dello scontro all'interno di Israele.
Hamas è più esplicita:Moussa Abou Marzouk, n°2 dell'ufficio politico di Hamas a Damasco  ha invitato i palestinesi a dichiarare una "terza Intifada popolare contro Israele, contro la costruzione di nuovi edifici e contro le azioni di Gerusalemme. La resistenza [=guerra] è la nostra principale opzione e l'architrave della nostra politica".

I mandanti di questa nuova intifada non sono i palestinesi, ma i loro capomandamento esterni. I palestinesi non si sono infatti sottratti ancora alla loro mafizzazione: molti di loro vivono grazie all'aiuto di Siria, Iran, Fratelli musulmani e persino di al Qaida.
I feriti a Gerusalemme sono 49. A Gaza hanno sfilato centinaia di studenti. Un membro di hamas ha qualificato Israele come "Membro dell'alleanza di Satana".
 
L'agente scatenante è Hamas, ma si tratta di un pretesto: La «Giornata della rabbia» in risposta all'inaugurazione della sinagoga Hurvà nella città vecchia, è infatti legata alla pretesa islamica di considerare la Spianata del Tempio come Spianata delle Moschee. Un vero rebus, perché se si torna indietro nel tempo si dà ragione agli ebrei, mentre se ci si ferma alla conquista islamica della Terra santa, si dà ragione ai musulmani. Al momento attuale regna il caos sullo stato giuridico di Gerusalemme est.
La Hurvà è una sinagoga profetica: è stata ricostruita per la terza volta negli ultimi 250 anni, e ciò ci ricorda che Gerusalemme è sempre rimasta ebrea, anche durante la seconda Diaspora. Un'antica profezia collega la terza inaugurazione con la ricostruzione del Terzo Tempio, e ciò riapre il contezioso per la Spianata del Tempio dove sorgeva il tempio di Salomone.

Lo stato ebraico ha un'arma per disinnescare le proteste: chiudere la partita, riconsegnando lo stato palestinese a Ramallah, ma mantenendo all'interno dello stato di Israele anche Gerusalemme est, pur con lo Statuto di città internazionale. Ma Abu Mazen in questa fase non ha la forza sufficiente per gestire una proposta simile, nonostante l'appoggio di Arabia ed Egitto. Lo stesso può dirsi per Israele, che resta sotto la pesantissima minaccia dell'Iran e dei suoi alleati. La minaccia di costruire nuovi insediamenti è probabilmente stato soltanto una mossa diplomatica, da far rientrare in cambio di un maggior impegno nelle trattative da parte di Stati Uniti e arabi moderati.

Intanto si riparla di attentati: Arrestation de 3 Palestiniens déguisés qui se dirigeaient vers Jérusalem (Guysen.International.News)
Trois Palestiniens déguisés en juifs religieux ont tenté de pénétrer à Jérusalem en montant dans un autobus qui se dirigeait vers la capitale. Grâce à la vigilance du chauffeur, des soldats les ont arrêtés. Ils ont été transférés pour enquête aux forces de sécurité.

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19 marzo 2010

Green connection

La “scoperta” che certi beni ritenuti secondo la tradizione della scienza economica inconsumabili ed inesauribili, essenzialmente l’acqua e l’aria, sono invece esauribili per effetto del loro inquinamento, avrebbe dovuto rivoluzionare l’economia ma così non è stato. L’ecologia ha finito per svilupparsi in separatezza; gli ecologisti per chiudersi a riccio, come una sorta di congrega di illuministi finendo per ridursi ad una sorta di contestazione dell’economia. Ben presto tra i “verdi” sono cominciate ad emergere atteggiamenti maniacalmente esagerati in cui hanno finito per riconoscersi molti dei “reduci” del ribellismo anarco-comunista sessantottino.
Ma nella realtà assai variegata della presenza ecologista nelle varie zone del nostro Paese è cominciato a conoscersi un tipo destinato a diffondersi e moltiplicarsi: quello dell’ecologista parassitario, dapprima impegnato essenzialmente a mettere bastoni tra le ruote di nuove iniziative industriali effettivamente ad alto impatto e rischio ecologico, ma talvolta tali solo per presunzioni e dicerie. Superare l’opposizione degli ecologisti è divenuta una preoccupazione ed un onere di imprenditori spregiudicati, cinici ma anche di imprenditori “normali” per iniziative obiettivamente prive di impatto ambientale.
La costituzione degli ecologisti in una forza politica, in un gruppo di potere, ha fatto sì che questi fossero soggetti alle stesse degenerazioni di altri sodalizi politici. Qua e là alcuni esponenti ambientalisti hanno guadagnato fama di potenza pari a quella della loro venalità e il “pizzo” ecologico è divenuto una voce dell’economia dell’illecito del nostro Paese.
Alla base del manifestarsi della patologia ecologista c'è il ruolo che l’ordinamento giuridico ha attribuito ad organizzazioni con targa ambientalista.
Il riferimento è a quella autentica assurdità del riconoscimento del diritto di costituirsi parte civile in processi per reati ambientali: un diritto viene riconosciuto ad associazioni in quanto dedite a denunzie ed altre forme di persecuzione in giudizio di attività abusiviste (o quasi). Si tratta, a ben vedere, di una legittimazione autoreferenziale, di un circolo vizioso. Se poi si considera che per le più “intraprendenti” di tali associazioni, quella della costituzione di parte civile con i relativi ricavati, diventa una vera industria, un centro di potere, è facile dedurne che assai grave è la distorsione politico-sociale che se ne genera.
Altra “industria” è rappresentata dalla gestione di riserve naturalistiche demaniali. Che le associazioni ambientaliste siano i migliori gestori di tali riserve è tutt’altro che evidente.
C’è poi la vasta gamma di appalti di attività già pubbliche o di altri concessionari di servizi pubblici. Un esempio per tutti: l’appalto per la produzione e l’impiego di materiale informativo e di propaganda per la raccolta differenziata di rifiuti solidi urbani. Una bazzecola? Mica tanto: in una provincia ben poco popolata si può trattare di svariate centina di migliaia di euro. E si potrebbe citare il balzello, imposto in favore di una nota associazione ambientalista, a titolo di consulenza, dalla convenzione bancaria per il credito a chi intende impiantare pannelli solari e pale eoliche beneficiando di contributi statali.
Ma ciò che dovrebbe destare maggiori perplessità è l’affacciarsi di società che fanno capo ad associazioni ambientaliste che entrano in lizza per appalti di servizi rispetto ai quali una volta l’intervento di tali associazioni era quello di denunzia di illeciti, di battaglie moralizzatrici e di salvaguardia ambientale.
Se certe associazioni ambientaliste, da un’azione di pressione tale da consentire loro una sopravvivenza parassitaria, passano a costituire società che gestiscano quegli stessi servizi e concorrano a quegli stessi appalti, possono verificarsi inconvenienti e percorrersi parabole analoghe a quelli della più nota tra le organizzazioni criminali.  E non è preoccupazione di poco conto.


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19 marzo 2010

Santorismo

Le più belle pagine di storia democratica, nel mondo, parlano di scontri durissimi o di generosità istituzionale. In Italia sconosciamo entrambe le cose, abbandonandoci al soffiare sull’odio o all’usare le istituzioni per colpire l’avversario. Le ondate di palta si susseguono ad un ritmo così serrato che ancora non c’è la risacca di una che già s’infrange l’altra, innescando una specie d’assuefazione di massa, che eleva a potenza sia il rifiuto della politica che la voglia faziosa di cancellare chi non sta dalla propria parte.

Non ho nulla contro Michele Santoro, che è un professionista con i fiocchi. E’ un uomo schierato, fazioso, che porta la forza delle proprie convinzioni in quello che fa, e quello che fa lo ha anche portato ad essere un parlamentare europeo della sinistra. Il che mi va benissimo, perché se possono diventare parlamentari i magistrati, per poi tornare a pretendere di giudicare gli altri, non si vede perché la stessa cosa non possa farla un giornalista. C’è una sola cosa stonata: che ciò avvenga a spese degli italiani.

E’ irragionevole che, in piena campagna elettorale, si chiudano i dibattiti politici televisivi, ma è ancora più irragionevole che si pretenda di gestirli con il bilancino, come volle la sinistra. E’ irragionevole che a taluni sia consentito fare politica dalla televisione di Stato. E’ irragionevole, in piena era digitale, che esista una televisione di Stato. Controllata da una commissione parlamentare, che rappresenta l’unico esempio al mondo (libero) di politici che controllano i giornalisti, anziché il contrario. In un mercato regolato da autorità non solo nominate dalla politica (come avviene ovunque), ma inzeppate di soggetti che continuano a fare politica. (Vedo, scusate la parentesi, che se n’accorgono anche alCorriere della Sera , rilevando che le autorità non possono seriamente funzionare se le loro decisioni sono ricorribili al Tar, grazie, lo scrivevo nel 1991). La soluzione c’è: privatizzare la Rai.

Santoro, però, non è un frutto della lottizzazione. La Rai, proprio in quanto azienda di Stato, non può che essere lottizzata. Lui, però, rappresenta il superamento della lottizzazione. Non è il solo, è il più bravo. Santoro supera la lottizzazione perché quel sistema serviva a piazzare gli amici dei partiti, incaricati di difendere la loro parte, lui, invece, rappresenta e promuove se stesso. Per giunta in un sistema nel quale se solo provi a dire che forse si esagera, che, magari, dovrebbe poter parlare anche qualcun altro, subito scatta l’allarme per la difesa della libertà. La sua, però, solo la sua. Ottimamente retribuita, per giunta.

Silvio Berlusconi, al telefono con la persona sbagliata, lamenta che dopo ogni sua trasmissione aumenta il livello di pericolo cui è esposto. Probabilmente è esagerato, e sicuramente il fatto che la seconda Repubblica ruoti tutta attorno a Berlusconi è un vantaggio per chi ha fatto dell’antiberlusconismo lo scopo della propria vita (professionale, spero), ma anche per lui stesso. Certi fenomeni, insomma, si reggono a vicenda. Ma che il santorismo sia un sistema per mettere in scacco la democrazia noi lo avvertimmo molti anni fa, quando vedemmo debuttare le piazze, quali protagoniste del pensiero politico. Non le persone, non i cittadini: le piazze.

Usando quello strumento, settimana dopo settimana, è il santorismo che ha preso il posto della politica, sottraendo spazio all’opposizione politica, cioè alla sinistra. Le sue trasmissioni contro Berlusconi (e i suoi) sono concepite in modo tale da danneggiare prevalentemente chi, in Parlamento, gli si oppone. Il santorismo non ha bisogno di proposte sulle quali costruire il consenso, perché gli basta alimentare e cavalcare il dissenso, costringendo la sinistra ad inseguirlo. E’ la sinistra, quindi, che dovrebbe porsi il problema di quel potere incontrollato. Invece se lo pone Berlusconi, e noi, che già lo sappiamo, perché lo dice e ripete in continuazione, ne abbiamo conferma anche da quell’immensa fontana d’intercettazioni ch’è divenuta la procura di Trani, fornitrice instancabile di sbobinature dalle quali emerge un grande reato: la loro esistenza e la loro diffusione.


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