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9 luglio 2010

Disprezzare i berlusconiani

Nell’Italia il discrimine fondamentale non è tra destra e sinistra, è tra berlusconiani e antiberlusconiani. Poco meno della metà degli italiani è convinta che Berlusconi è animato dalle più spregevoli intenzioni e provoca solo disastri; i rimanenti pensano che, quali che possano essere i demeriti del Cavaliere, i suoi avversari sono peggiori di lui. Le due comunità non comunicano, a meno che non si considerino messaggi le cannonate, i missili e, più banalmente, gli insulti.

Tutto questo psicologicamente rimonta a parecchio tempo addietro.
Gli italiani del dopoguerra non erano appassionati di politica. Sapevano che fascismo e monarchia li avevano condotti al disastro e dunque erano antifascisti e democratici. Per il resto, dal momento che il Duce in economia era stato sostanzialmente liberale, o al massimo socialdemocratico (l’Iri fu una sua creazione), non si aspettavano e non desideravano novità, se non un maggiore benessere. Erano tendenzialmente qualunquisti o, ad essere ottimisti, pragmatici.
Il Pci invece non desiderava mantenere il modello in atto. Lo vedeva come un regime liberale in salsa democratica piuttosto che fascista e vagheggiava al contrario il modello marxista: la statalizzazione della produzione, l’abolizione del plusvalore, il proletariato al governo, il distacco dagli Stati Uniti filistei e l’adesione all’U.r.s.s., nel segno di una palingenesi totale.
Malauguratamente, vivendo in un Paese dalla stampa libera, gli italiani sapevano benissimo le conseguenze concrete di quel tipo di regime dovunque si fosse tentato di applicarlo. Per conseguenza volevano soltanto impedire che i comunisti, andando al governo, potessero fare in Italia quello che avevano fatto in Cecoslovacchia.
Questa frattura degli spiriti si trasfuse in due atteggiamenti psicologici diversi. I comunisti reputavano il resto degli italiani spregevoli: senza idee chiare; senza coraggio; senza ideali; senza cultura; senza sensibilità sociale per i più poveri; per loro, a parte pochi sinceri credenti (i liberali erano quantité négligeable), la Dc era sostenuta o da chi ne traeva vantaggio o da chi aveva semplicemente paura dei comunisti. Infine, dagli Anni Sessanta in poi, a questo partito dette manforte il Psi, peggiorandone i difetti.
In Italia c’era un solo partito veramente politico, il Pci, e i non comunisti (il termine “anticomunisti” era una bestemmia) si sentivano nel mirino. Erano condannati in partenza e rischiavano continuamente di essere trattati da fascisti. Per questo, pur sapendosi maggioranza, trattavano gli avversari con intimo fastidio ma sempre con prudenza, perché in sostanza ne avevano paura. Nessuno osava affrontarli di petto. Quando Indro Montanelli lo fece sembrò che tirasse la barba al Papa.
I comunisti erano sempre minoranza nelle urne e maggioranza dovunque si aprisse la bocca per parlare. Essi ne derivarono l’illusione che, dovunque, i presenti la pensassero come loro. Tant’è che non si chiedevano mai - nemmeno per elementare cortesia - se non stessero offendendo le opinioni altrui: del resto, perché avere remore? Loro avevano indubbiamente ragione, sempre e comunque.
Col tempo si sono avute forme di consociativismo e dunque di minore contrapposizione, ma nel 1994 la comparsa di Berlusconi ha azzerato tutto. Gli ex comunisti si sono visti inopinatamente rigettare in una posizione di autentica opposizione e per questo, con tutta la boria dei vecchi togliattiani, hanno riesumato l’armamentario del primo Pci: noi abbiamo idee, voi solo interessi; noi siamo onesti, voi siete disonesti; noi siamo colti, voi siete ignoranti; noi siamo i migliori, voi siete i peggiori. I berlusconiani da parte loro sono semplicemente risoluti a impedirgli di andare al governo non per salvaguardare, come al tempo di Togliatti, la loro appartenenza alle democrazie, ma perché reputano la sinistra dannosa per l’Italia. Naturalmente fanno tutto ciò in silenzio, come i democristiani di tanto tempo fa. E come un tempo non si trovava nessuno che votasse Dc - e tuttavia la Dc vinceva tutte le elezioni - ora non c’è nessuno a favore di Berlusconi ma lui vince continuamente.
Gli antiberlusconiani dovrebbero rendersi conto che quando esprimono il loro disprezzo per i “berluscones”, e credono che il silenzio dell’uditorio certifichi il loro trionfo, hanno solo ottenuto che molti, compatendoli in cuor loro, li sopportino cristianamente.
Bisogna consentire ai perdenti nati di raccontarsi storie consolatorie. E magari di dichiarare che il vincitore ha barato.

giannipardo@libero.it


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